May 31, 2021 • 6M

Strade

2021/08

 
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Di Elena Marinelli.<br />«Il tennis è la combinazione perfetta di un'azione violenta che si sviluppa in un'atmosfera di totale tranquillità.» (Billie Jean King)<br />Storie e racconti di tennis, a voce alta.
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Benvenutə su Novelz, la newsletter che nel 2003 sarebbe stata un blog e la cui titolare ha prenotato la prima dose di vaccino, la luce in fondo a questo lungo e buio traforo.

È tornata l’un’audio lettura, e stavolta tocca a un libro di cui ti racconto fra poco. In questo numero troverai anche la puntata di un podcast, i pezzi scritti da altrə e cosa ho fatto ultimamente.

L’Alfonsina

La lettura ad alta voce qui sopra è quella dell’incipit di un libro che ho finito ieri, mentre passava praticamente sotto casa l’ultima tappa del Giro d’Italia 2021, quella a cronometro.

Il libro è Alfonsina e la strada di Simona Baldelli, edito Sellerio e mi ha completamente rapito. Si è preso tutto lo spazio possibile, lasciando indietro compiti da fare e altri romanzi iniziati.

Dal sito dell’editore

Dentro trovi l’impresa, la Storia (entrambe le Guerre mondiali fanno da sfondo), il futuro, la costruzione di un immaginario indelebile, l’audacia sociale di Alfonsina Strada, suo malgrado, l’amore per Luigi; e ancora: l’ambizione smisurata e legittima di una donna, di una sportiva che aveva un desiderio da compiere, di cui non scorgeva mai il traguardo, ma solo la strada per raggiungerlo.

È stato un percorso tortuoso, quello dell’Alfonsina: ha vinto la derisione e il pregiudizio e non tanto perché non avrebbe potuto farne a meno – non inforcare la bicicletta, non andarsene in giro all’alba, non percorrere la fatica sarebbe stata una scelta facile, addirittura condivisibile – ma perché si è ripromessa una rivoluzione.

Il giornalista chiudeva l’articolo con una domanda: «È bene o male che le nostre giovani donne, future spose e future madri, facciano dello sport?».

Madonna santa, ma cosa c’entrava una cosa con l’altra? E perché nessuno si era mai sognato di chiedere se le giornate passate piegate in due, con i piedi e le mani dentro l’acqua gelida di fiumi e lavatoi a lavar panni, non fossero sforzi inconciliabili con la natura delle donne, figlie, mogli o madri che fossero? O sotto il solleone a falciare grano? Non era fatica, quella? E senza soddisfazione, per di più.

La sua vita doveva rappresentare qualcosa d’altro, doveva essere una risposta efficace alla tragedia della Grande Guerra. Alfonsina doveva riuscire a guadagnare qualche soldo, per poter sopravvivere e doveva verificare che la parità dell’impresa sportiva era possibile.

No comment

Naomi Osaka, attuale numero 2 del mondo, non prenderà parte ad alcuna conferenza stampa del Roland Garros, per preservare la sua salute mentale e per porre l’accento su questo aspetto specifico nella vita di unə tennista professionista.

A post shared by @naomiosaka

L’ultima puntata di Quiet Please, il podcast di Fenomeno che racconta il tennis, dal titolo Psycho Tennis e condotto da Tiziana Scalabrin e Emanuele Atturo, riflette su questa scelta (fa anche l’analisi del Roland Garros, poi): cosa comporta, le motivazioni, perché val la pena parlarne e capirne le ragioni. Ma soprattutto: cosa ci dice di come viene raccontato lo sport e quali sono le domande che unə giornalista potrebbe porsi, prima di farne una.

Entrambe le posizioni dei due conduttori mi trovano d’accordo: il fatto di poterne parlare è un punto importante e il fatto di cercare di migliorare la situazione non eludendo il confronto pure.

Il post di Naomi Osaka inseriva anche un video piuttosto famoso in cui Richard Williams, il padre delle sorelle più famose del West, si arrabbiava molto con un intervistatore di una Venus Williams quattordicenne; lui continuava a chiederle come mai si sentisse così sicura di vincere, quasi a volerne minare la sicurezza:

Questo episodio c’entra con il post di Osaka, perché quest’ultima ha definito proprio questo tipo di atteggiamenti ripetitivi come il problema: il suo non è andare contro il torneo, WTA o il Roland Garros nello specifico, ma è fare in modo che non venga messa in una situazione come quella qui sopra.

(È stata già multata, gli Slam hanno dichiarato che prenderanno provvedimenti perché le hanno chiesto come fare per aiutarla e supportarla ma lei non avrebbe sentito ragioni. Vedremo.)

Scritto da altrə

Break it down!

Non so se hai presente il pesce zebrato. Abita l’acqua dolce ed è diffusissimo in Asia (soprattutto Pakistan, India, Bangladesh e Nepal):

La DJ e neuroscienziata Rebecca Poulsen – AKA BeXta – ha studiato cosa accade al cervello di questo tipo di pesci mentre ascoltano la hit di MC Hammer U Can’t Touch This (Anno Domini 1990): gli studi sono utili per comprendere come il cervello risponde a certi stimoli, soprattutto per l’analisi di patologie neurologiche specifiche come l’autismo, poiché i neuroni del pesce zebrato somigliano molto a quelli degli umani.

Il pezzo lo ha scritto Graham Readfearn per The Guardian, puoi leggerlo per intero qui, ma soprattutto puoi guardare il video, che vale tutto:

Se io dico Abernathy?

Va bene, allora comincio dall’inizio.

C’era una volta una serie TV: The Good Wife. L’ho vista tutta per la prima volta l’anno scorso in pandemia. Per farla breve: è un legal drama, political drama, c’è del sentimento in mezzo. Insomma: l’ho adorato.

Come ogni legal drama che si rispetti, se di matrice statunitense, consta di molti giudici che si avvicendano nei casi, siedono nelle aule, questa sorta di classe di scuola in cui sei tu che ti intrometti e loro sono sempre gli ultimi a entrare (c’è chi ne ha fatto una pagina intera ad hoc). In un legal drama fatto bene, un giudice non è mai solo uno che sbatte un martelletto, ma ha una vocazione politica, un passato, una relazione professionale con gli avvocati, basata su reciproco rispetto o meno.

Da un frammento della serie TV

In The Good Wife uno dei giudici più importanti è stato Charles Abernathy, interpretato da Denis O'Hare. Aveva un fare informale, poco consono, a volte creava scompiglio già solo per il fatto di rivolgere un certo tipo di domande ai testimoni o agli avvocati di turno.

Su Vulture c’è una intervista a Dennis O’Hare sul personaggio di Abernathy, firmata da Jackson McHenry. La parte più interessante è quando O’Hare racconta del suo approccio al personaggio, ma soprattutto del motivo per cui Abernathy è stato importante per lo show.

È un principio tanto semplice quanto complesso.
Abernathy è stato scritto per farci riflettere su una questione su tutte: è un giudice di cause civili e di visione democratica che durante lo show spesso si è dovuto pronunciare contro le sue convinzioni politiche, semplicemente per seguire la legge e applicarla, anche nei casi di illogicità secondo la pubblica opinione, anche se, da spettatori, ci si forma un’idea e la si tiene salda e stretta, dimenticando che a volte non è legge.

Puoi leggere l'intera intervista qui

Soldi, per favore

Paula Thomas è una delle mie preferite quando si parla di giornalismo sportivo. È staff editor per The New Yorker e in uno dei suoi ultimi pezzi racconta una storia di spazi e di valore nel calcio femminile.

La storia riguarda la squadra Sky Blue FC del New Jersey (ora NJ/NY Gotham FC) che partecipa alla NWSL (National Women Soccer League, il massimo campionato di calcio femminile negli USA) e che in tre anni ha ribaltato completamente la propria capacità in termini di evoluzione, strutture organizzative e sportive.

La parabola di solito è: si è passato da campi con le buche a zolle perfette, da campetti a stadi, da porte tenute su con il nastro adesivo a quelle che, colpendone un palo, non vengono giù.

Paula Thomas ci racconta che ci sono dei passi precisi che rendono una squadra più competitiva (leggi: capace di evolvere, di prendere un talento e farlo diventare una professione, di mettere a servizio di una ragazza uno strumento eccellente, non mediocre), non succede per fortuna o secondo le regole del caso. A Sky Blue FC è successo qualcosa quando sono diventati NJ/NY Gotham FC, quando sono arrivati investimenti seri e contemporaneamente si è pensato di potere avere delle possibilità.

La storia di Sky Blue FC qui

Scrivo cose

Su ilLibraio.it c’è la lettura di Le ore piene di Valentina Della Seta, uscito per Marsilio da pochi giorni.

La protagonista di Le ore piene (Marsilio) di Valentina Della Seta non ha nome, ma ha un tempo, dunque uno spazio, ben preciso: la incontriamo alla prima riga che si vede invecchiare. Non ci racconta che la vita sta passando, o che le stagioni si stanno facendo belle sulla pelle di qualcun’altra, ma ci dice che «era passato l’inverno e non avevo fatto altro che invecchiare, mi mancavano poco più di sette mesi ai quarant’anni».

Continua su IlLibraio.it

Vedo gente (online)

Una cosa bellissima che spero di tornare a fare è stato presentare un libro di qualcunə altrə. Raccontare il lavoro deglə altrə è un privilegio.

  • Lo scorso 6 maggio, insieme a Flavia Capone di Letture Metropolitane, ho fatto una chiacchierata con Gerald Marzorati, a proposito di Tardi sulla palla, uscito per Add editore e tradotto da Paolo Falcone.

Puoi riguardarci su YouTube

Nell’intervista non c’è, ma a video terminato ho avuto la possibilità di parlare ancora con Gerald Marzorati: del tennis, del Lago di Como, del risotto ma soprattutto di quella volta che editò Roger Federer as Religious Experience per The New York Times: e quando mai mi sarebbe ricapitato, giusto?

  • Lo scorso 25 maggio, invece, c’è stata la prima uscita pubblica diVenus e Serena Williams, nel nome del padre di Giorgia Mecca, da poco uscito per 66thand2nd.
    Siamo state ospiti di Libreria Trebisonda e abbiamo parlato di razzismo, eredità sportiva e culturale, della storia del successo di due icone del tennis femminile contemporaneo.

Puoi riguardarci su You Tube

Sempre sul libro di Giorgia Mecca c’è anche una lettura sul Libraio (la mia).

E poi…

A post shared by @novelz

Steffi Graf va in finale al Premio letterario sportivo Invictus, insieme a Le canaglie di Angelo Carotenuto (Sellerio), La cena degli dei di Marino Bartoletti (Gallucci), Con la testa e con il cuore di Alberto Cova con Dario Ricci (Sperling & Kupfer) e Donne in bicicletta di Antonella Stelitano (Ediciclo).

[Fuochi d’artificio in sottofondo]

Per questo numero è tutto.
A presto!

GIF By MOODMAN

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