Jan 14 • 5M

Vento

2022/1

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Di Elena Marinelli.<br />«Il tennis è la combinazione perfetta di un'azione violenta che si sviluppa in un'atmosfera di totale tranquillità.» (Billie Jean King)<br />Storie e racconti di tennis, a voce alta.
Episode details
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Andrés Iniesta, come una danza di Gianni Montieri è uscito per 66thand2nd l’autunno appena passato e ha questa faccia:

La copertina del libro. Disegno di Guido Scarabottolo.

Uno dei modi per goderne è leggerlo ad alta voce, secondo me. L’altro è leggerlo davanti alla finestra o, se sei fortunatə come me da vivere vicino a un naviglio, val la pena portarselo sulla panchina nei pressi del posto preferito delle nutrie.

È un libro elegiaco, che scompone il racconto sportivo classico, per raccontare un genio e quindi ricostruisce la narrazione attorno al genio, con le parole e le cose che fa il genio, che non possono essere lineari, normali, facili, però sono accessibili, un po’ come quello che faceva Iniesta coi piedi.

Non a caso questo video si intitola «No Fancy tricks, Just Silky Smooth Iniesta Touches»: la seta era esattamente ciò che faceva Iniesta.


Benvenutə su Novelz, la newsletter che nel 2003 sarebbe stata un blog, dove ti racconto di due newsletter, di un libro e della sua serie TV e infine di un film.
In fondo, come al solito i miei pezzi da leggere o rileggere e qualche informazione su Novelz, se è la prima volta che sei qui.

Casella di posta in fiamme

La mia, almeno.

Venerare

Si chiama Feticci, racconta di calcio, ma soprattutto di ciò che ci gira attorno, sottoforma di reportage. La curano Tommaso Naccari e Federico Corona e ha anche uno spin off audio che si chiama «Feticci degli altri» ed è una rubrica in cui Naccari e Corona «chiedono ad amici e/o colleghi di raccontare una loro fissazione legata al mondo del calcio».

Il mio numero preferito di «Feticci» fino a oggi è Crac, l’ultimo uscito, perché racconta da vicinissimo cosa significa rompersi il crociato.
Non ne so molto di infortuni calcistici, ma ne so qualcosa di quelli agli arti superiori, avendo spesso parlato con chi ne ha subito uno alla spalla, giocando a tennis: nella vita precedente si ragiona nell’ambito delle potenzialità e nella vita successiva, invece, inquadri gli ostacoli e pensi alle possibilità. È un cambio di paradigma, è una mutazione di approccio irreversibile.

In Crac, Federico Corona ripercorre la sua esperienza e ne testimonia la potenzialità: il gesto atletico che ha preceduto l’infortunio è stato un gesto tutto considerato normale, un pensiero preciso e del tutto consono che avrebbe dovuto avere le solite conseguenze.

Avrebbe.

Io, per esempio, perché ho deciso di inseguire il mio avversario fino alla bandierina con quella foga ingiustificata per il primo allenamento della stagione? Perché una volta raggiunto ho provato a strappargli il pallone da dietro, con quell'intervento impossibile e rischioso? Perché non me ne sono stato buono lasciando che la sua corsa finisse a fondo campo e aspettando l'imminente fischio finale del mister?

Sono evidentemente domande stupide, partorite dal rimpianto. E hanno tutte la stessa, granitica risposta: perché in quel momento mi sentivo di farlo.

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Aria

Piombi è l’ora d’aria mensile in forma di newsletter dell’Associazione Closer, nata a Venezia nel 2016 «per promuovere attività culturali ovunque lo stato sociale mostri i suoi limiti, con un focus sull’ambito carcerario» e che raccoglie mensilmente scritti di scrittorə e giornalistə, attorno ai temi di carcere, libertà, giustizia e ingiustizie.

Dentro c’è sempre una rubrica di Vera Gheno legata all’etimologia delle parole, una poesia e appunto lo scritto del mese. L’ultimo numero, il 12, è a cura di Edoardo Albinati, si intitola Maggio Selvaggio e inizia così:

Questo è un libro sull’Irrealtà.
 
Il carcere è un mondo parallelo, perfettamente teatrale, un gioco linguistico sterminato, una casa di specchi. Tutto è soltanto parola. Infiniti Rashomon vi vengono recitati ogni giorno, innumerevoli Così è se vi pare sono replicati con un allestimento tutto da intuire, in un décor anonimo: ciascun detenuto è ciò che dice di essere, in un’incessante rivelazione di sé, che è al tempo stesso mascheramento – personaggio del proprio atto unico e giudice di quelli altrui.

Leggere Piombi è una di quelle cose che faccio in silenzio con del tempo densissimo a mia disposizione: il nome indica la necessità di essere completamente presente per arrivare in fondo. È preziosa, perché unisce racconti più drammatici e narrativi a scritti più saggistici e questa è la sua forza: mettere in luce, una alla volta, tutte le facce del prisma.

Per iscriverti a Piombi

Maid

Quando a Stephanie Land pubblicano Maid: Hard Work, Low Pay, and a Mother's Will to Survive (edizione italiana di Astoria con la traduzione di Chiara Libero e il titolo Donna delle pulizie. Lavoro duro, paga bassa e la volontà di sopravvivere di una madre) il tempo della povertà che racconta nel suo memoir è finito, la risalita è avvenuta, il pericolo è scampato.

Guardare Maid su Netflix o leggere il libro di Stephanie Land - si possono fare contemporaneamente o prima l’uno e poi l’altro, un po’ come ti pare - è una esperienza formativa di cui si conosce la fine.
La serie TV è fatta in modo che il punto non sia mai se la protagonista riuscirà o meno a uscire dalla spirale di miseria emotiva e materiale in cui si trova, perché è chiaro che ci riuscirà (c’è sempre qualche dettaglio che la salva, anche solo per pochi minuti; non è mai tutto perduto, è solo tremendamente complicato), ma come.
Il viaggio, insomma. Il percorso di risalita.

Guardiamo o assistiamo ai capitomboli, agli incidenti, alle scelte che fa la protagonista di questa storia, tifiamo per lei spudoratamente, capiamo quando la narrazione si imbatte in un problema dopo l’altro, senza fine, perché sappiamo che finirà e ci interessa soffrire e nel mentre capire come si fa a risalire la china quando le circostanze, i contesti, la misura della povertà si accanisce e al contempo avvilisce.

La copertina del libro dell’edizione italiana. Dal sito di Astoria

Capita di domandarsi «E se succedesse a me?» (di dover scappare e andare incontro alla povertà pur di scappare) e capita di rendersi conto che è un pensiero di cui vergognarsi subito, perché la facilità con cui la mente lo percorre è un insulto a chi ci si trova dentro senza avere scelta e non si può permettere di giudicare gli espedienti che trova o la misura stessa della vergogna; quando lo fa se ne deve pentire in fretta.

Maid, la serie TV, e Donna delle pulizie, il libro, sono la storia di quanto sia complicato il sogno americano e la sua riuscita incalcolabile.

Soprattutto: Maid racconta un personaggio che abbraccia il rischio, il fallimento, che non rinuncia a uscire da una violenza psicologica pur di trovare finalmente il suo sogno americano, che in fondo esiste, non è mai rinnegato, ma non è certo, non è detto che si possa cavalcare. La riuscita ha a che fare poco con l’impegno e tanto con le condizioni di partenza, con le persone che si incontrano sulla propria strada, con chi offre un lavoro o protezione, quindi con una somma di esseri umani che sono, a loro volta, variabili impazzite.

Spesso la protagonista è a un passo dallo sconforto totale per colpa di un essere umano, del suo cinismo, delle sue incapacità o delle sue vulnerabilità.

Tutto questo insieme di umanità dolorante e a volte meschina è ciò che sta al centro dei due racconti, della serie e del libro, ed è ciò che ci tocca guardare o leggere fino in fondo. Per poi risalire.

Storia di un solo cognome

L'ultimo pezzo di un continuum, iniziato con il documentario Venus e Serena e proseguito con la microserie Being Serena è King Richard. Una famiglia vincente, il film prequel che ci voleva, per mettere i puntini mancanti e definire una volta e per tutte per intero la storia del cognome più famoso del tennis contemporaneo.

La locandina del film, distribuito da Warner Bros. Con Will Smith.

In Venus e Serena le due sorelle, come un binomio unico, raccontano la storia che le riguarda da vicino, le loro strade, la loro rivalità e la loro unicità, attraverso le loro misurate e protette parole, mentre in Being Serena la minore delle due ci apre le porte della sua casa e della maternità.

In questo film, che ha di vero ogni cosa compresa l’impossibile, la storia della famiglia diventa il mito fondativo, il tributo a Richard Williams e all’invenzione di Venus Williams, quella che tra le due sorelle è il cemento su cui si posa il resto, l’idea platonica del progetto stesso di Richard.

È una ode continua al dietro le quinte: la brochure distribuita che tutti hanno ricevuto - il film inizia in questo modo - il passato di Richard che aleggia e diventa ora un silenzio ora una massima di vita, il ruolo di Oracene, una madre che accetta e partecipa e lo fa sempre da una fessura laterale, l’icona Venus che è presupposto della leggenda Serena.

Se conosci la storia a memoria probabilmente la ripercorri e trovi godimento nel vedere su schermo ciò che tutti e tre hanno raccontato tante volte e che hai ormai digerito. Will Smith che incarna volto e movenze - quasi un’intenzione - a King Richard è il compimento perfetto dell’epica e dell’eroismo di due persone formidabili, il padre e la madre, di una tennista irripetibile, Venus, di un sogno di grandezza, Serena e del coro, le altre sorelle che come ancelle sorreggono e intervengono, a seconda. Ti divertirai a ritrovare Jennifer Capriati, Pete Sampras, John McEnroe, Arantxa Sanchez Vicario e noterai l’intenzione di rendere questa storia un film fin dal principio: non può essere un caso che esistono video (di famiglia) per ogni passo compiuto da Venus e Serena e che entrambe siano state abituate alle telecamere e alle interviste sin da subito.

Ho parlato del film anche con Letture metropolitane e il video se ti interessa è di seguito.


Da leggere

Dall’ultima volta che ti ho mandato Novelz, ho scritto di calcio femminile: del percorso della Juventus Women ai gironi di Champions League e delle ragazze più giovani della nostra Nazionale di calcio femminile.


Per questo numero è tutto.
A presto!

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Vivo a Milano dal 2007, con Simone dal 2012, con Paolo dal 2016 e vicino alla Martesana con molte piante dal 2020. Collaboro con «L’Ultimo Uomo», «ilLibraio.it» e «Zarina» e mi trovi principalmente qui e su Instagram. Ho scritto due libri: l’ultimo si intitola Steffi Graf, lo ha pubblicato 66thand2nd e racconta la carriera in singolare della prima grande tennista a cui mi sono appassionata.

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